Questi i precetti del diritto: vivere onestamente, non offendere alcuno, dare a ciascuno il suo. Ulpiano

IN TEMA DI LAVORO E MANSIONI NON RISPONDENTI ALLA QUALIFICA

Il lavoratore adibito a mansioni non rispondenti alla qualifica può chiedere giudizialmente la riconduzione della prestazione nell’ambito della qualifica di appartenenza. Egli non può rifiutarsi, senza avallo giudiziario, di eseguire quanto richiesto, dovendo osservare le disposizioni per l’esecuzione del lavoro impartite dall’imprenditore. Potrà pertanto invocare l’art. 1460 c.c. in caso di totale inadempimento del datore di lavoro, o quando capace di incidere in maniera irrimediabile sulle esigenze vitali del lavoratore.

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IN TEMA DI CONTESTAZIONE DISCIPLINARE NEI CONFRONTI DEL LAVORATORE E DI IMMEDIATEZZA DELLA MEDESIMA

"Il principio dell’immediatezza della contestazione disciplinare, la cui ratio riflette l’esigenza dell’osservanza della regola della buona fede e della correttezza nell’attuazione del rapporto di lavoro, non consente all’imprenditore-datore di lavoro di procrastinare la contestazione medesima in modo da rendere difficile la difesa del dipendente o perpetuare l’incertezza sulla sorte del rapporto, in quanto nel licenziamento per giusta causa l’immediatezza della contestazione si configura quale elemento costitutivo del diritto di recesso del datore di lavoro."

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IN TEMA DI LICENZIAMENTO DA SCARSO RENDIMENTO E PROVA FORNITA DAL DATORE DI LAVORO

Onde legittimare il licenziamento da scarso rendimento il datore di lavoro deve provare rigorosamente il comportamento negligente del lavoratore; inoltre, deve provare che l’inadeguatezza della prestazione resa non sia imputabile all’organizzazione del lavoro da parte dell’imprenditore e a fattori socio-ambientali.

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IN TEMA DI SICUREZZA SUL LAVORO ED ESCLUSIONE DELLA PUNIBILITA' DEL FATTO

La tenuità del fatto è configurabile anche in materia di incidenti occorsi nello svolgimento dell'attività lavorativa, in particolare se vi è un concorso di colpa da parte del lavoratore infortunatosi.

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IL DATORE DI LAVORO E' RESPONSABILE PER IL GRAVE INCIDENTE OCCORSO AL LAVORATORE SE NON DIMOSTRA DI AVER FATTO TUTTO IL POSSIBILE PER EVITARLO

Il datore di lavoro è responsabile per il grave incidente avvenuto sul luogo di lavoro poichè,  pur trattandosi di lavoro di per sé pericoloso, non si è attivato per predisporre tutti i presidi e rimedi idonei ad evitare incidenti di sorta.

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INFORTUNIO SUL LAVORO: VA RISARCITO ANCHE IL DANNO MORALE SE NE CONSEGUIVA UNA DEPRESSIONE

Il risarcimento spettante al dipendente infortunato sul lavoro deve ricomprendere anche il ristoro del   morale patito, se a seguito dell’incidente si manifesta una depressione.

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IN TEMA DI LICENZIAMENTO: DIRETTORE COMMERCIALE E COMPORTAMENTI INURBANI NEI CONFRONTI DEI SOTTOPOSTI

Il direttore commerciale che offende e denigra i sottoposti etichettandoli come “incompetenti”, “incapaci” “non professionali” e “lavativi”, impedendo lo svolgimento dell'attività lavorativa in un ambiente sereno, può essere licenziato perchè turba il rapporto di fiducia con il proprio datore di lavoro.

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SULL' ACCETTAZIONE DEL TFR E LICENZIAMENTO ILLEGITTIMO

L’accettazione senza riserve del trattamento di fine rapporto non costituisce per il lavoratore rinuncia tacita a far valere in giudizio l’illegittimità del proprio licenziamento.

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IL LAVORATORE HA DIRITTO DI CRITICA NEI CONFRONTI DEL SUPERIORE: ILLEGITTIMITA' DEL LICENZIAMENTO

E' da ritenersi illegittimo il licenziamento del lavoratore che abbia avuto un diverbio con il superiore, essendogli riconosciuto il diritto di critica.

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PRECEDENTE LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA TACIUTO: IN TEMA DI LEGITTIMITA' DI UN SECONDO LICENZIAMENTO

E'illegittimo il licenziamento inflitto al lavoratore motivato sulla circostanza che questi, al momento dell’assunzione, non aveva riferito di un precedente licenziamento per giusta causa.

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L'ALLONTANAMENTO DAL POSTO DI LAVORO SENZA TIMBRARE IL BADGE LEGITTIMA IL LICENZIAMENTO DEL LAVORATORE

Legittimo il licenziamento del dipendente che nell’orario di lavoro si allontani dal posto di lavoro senza timbrare il badge.

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DELITTO DI MALTRATTAMENTI: PUO' APPLICARSI NEI RAPPORTI LAVORATIVI

Il delitto di maltrattamenti previsto e punito all’art. 572 c.p. può ben trovare applicazione nei rapporti di tipo lavorativo laddove sussista il presupposto della parafamiliarità, intesa come sottoposizione di una persona all’autorità di un’altra in un contesto di prossimità permanente, di abitudini di vita proprie e comuni alle comunità familiari, nonché di affidamento, fiducia e soggezione del sottoposto (soggetto più debole) rispetto all’azione di chi ha ed esercita l’autorità suddetta.

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LICENZIAMENTO E MOLESTIE SESSUALI DA PARTE DEL DATORE DI LAVORO

È nullo, in quanto discriminatorio, il licenziamento determinato dal rifiuto della lavoratrice di sottostare alle molestie sessuali del proprio datore di lavoro; deve trovare applicazione il particolare regime probatorio presuntivo previsto dall’art. 40 d.lgs. 198/2006 per le discriminazioni*.

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IL LAVORATORE CRITICA IL SUPERIORE GERARCHICO NEI LIMITI DELLA CONTINENZA E LO SOLLECITA: ILLEGITTIMO IL SUO LICENZIAMENTO

E' illegittimo il licenziamento del lavoratore che esercita, con una lettera scritta, il proprio diritto di critica nei confronti del superiore gerarchico, se  non supera i limiti della continenza e sollecita l’attuazione del potere organizzativo del datore; nel caso di specie, oltretutto, il lavoratore aveva rinnovato contestualmente il proprio impegno di collaborazione e fedeltà nell'adempimento della propria prestazione lavorativa.

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IL DATORE DI LAVORO NON E' RESPONSABILE QUANDO IL LAVORATORE SI INFORTUNA A CAGIONE DELLA PROPRIA IMPREVEDIBILE CONDOTTA

È da ritenersi insussistente la responsabilità del datore di lavoro nella causazione del sinistro allorquando, pur avendo egli provveduto a fornire, a mezzo dei suoi preposti, i necessari mezzi di protezione e ad impartire specifiche istruzioni sull’uso degli stessi, la condotta del lavoratore abbia assunto il carattere dell’assoluta imprevedibilità.

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LAVORATORE LICENZIATO E QUALIFICAZIONE DELLA PRESTAZIONE LAVORATIVA QUALE AUTONOMA O SUBORDINATA: DISCRIMINE

Si qualifica quale lavoro subordinato e non lavoro autonomo quando, dal reso testimoniale, si evince che il lavoratore fosse tenuto a rispettare orari di lavoro identici a quelli seguiti dagli altri dipendenti, che utilizzava mezzi e strumenti del datore di lavoro, che era stato licenziato quando aveva richiesto di poter svolgere la prestazione con modalità diverse, quali il telelavoro o con una ridotta presenza e orario ridotto.

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LICENZIAMENTO DISCIPLINARE E APPREZZAMENTO (ANCHE D'UFFICIO) DA PARTE DEL GIUDICE CIRCA LA GRAVITA' DELL'ADDEBITO

 “Il giudice di secondo grado investito del gravame con cui si chieda l’invalidazione d’un licenziamento disciplinare deve verificare che l’infrazione contestata, ove in punto di fatto accertata o pacifica, sia astrattamente sussumibile sotto la specie della giusta causa o del giustificato motivo di recesso e, in caso di esito positivo di tale delibazione, deve poi, anche d’ufficio, apprezzare in concreto (e non semplicemente in astratto) la gravita’ dell’addebito, essendo pur sempre necessario che esso rivesta il carattere di grave negazione dell’elemento essenziale della fiducia e che la condotta del dipendente sia idonea a ledere irrimediabilmente la fiducia circa la futura correttezza dell’adempimento della prestazione dedotta in contratto, in quanto sintomatica di un certo atteggiarsi del lavoratore rispetto all’adempimento dei suoi obblighi”.

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DATORE DI LAVORO E INDICAZIONE DELLE GIORNATE DI ASSENZA DEL DIPENDENTE AI FINI DEL LICENZIAMENTO DI QUESTI

Il datore di lavoro non ha l’onere di specificare dettagliatamente le giornate di assenza del dipendente ma se lo fa non può successivamente, solo in giudizio, riferirsi ad un periodo che lui stesso non ha considerato al momento in cui ha ritenuto di disporre il licenziamento.

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REATO DI ESTORSIONE IN CAPO AL DATORE DI LAVORO

È configurabile il reato di estorsione in capo al datore di lavoro che prospetti ai propri dipendenti il licenziamento qualora costoro non accettino le condizioni di lavoro eccessivamente penalizzanti imposte: i lavoratori si impegnavano a firmare una lettera in bianco di dimissioni, a percepire meno di quanto risultante in busta paga e di lavorare oltre il normale orario di lavoro. La Suprema Corte ha definito la scelta dei lavoratori, abitanti in un’isola ove la crisi economica e lavorativa ha assunto dimensioni drammatiche, quale obbligata (Corte di Cassazione, Sezione II, Sentenza n.18727 del 5 maggio 2016).

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